Carni e verdure (Mammeincucina.it)
Secondo recenti analisi di laboratorio, i dati relativi alle tracce di farmaci nel cibo che consumiamo non sono allarmanti: l’Europa si conferma virtuosa.
Numerosi residui di farmaci veterinari sono stati rintracciati negli alimenti che siamo soliti portare in tavola. I dati forniti da recenti studi di laboratorio sono importanti, anche se a essere non conforme alle regole imposte dalla UE è solo una piccolissima percentuale di cibo. Fortunatamente, i residui di farmaci impiegati negli allevamenti restano in basse percentuali in tutta Europa.
L’EFSA, l’Autorità Europea per la Sicurezza Alimentare, ha redatto la sua annuale relazione, confrontando tutti i dati prelevati dai laboratori presenti nei singoli paesi europei, inclusi i paesi non appartenenti all’Unione. Il rapporto, supportato dalla Commissione Europea e dagli Stati membri, relativo alle sostanze somministrate agli animali vivi e rintracciabili nei cibi di origini animale, dimostra l’efficacia delle politiche sulla sicurezza.
Il nuovo regolamento introdotto dalla Commissione Europea nel 2023, tiene conto di alcune modifiche rispetto agli anni passati e relative ai controlli ufficiali sulle sostanze farmacologicamente attive. Se i prodotti europei sono risultati più o meno sicuri, non si può dire lo stesso dei prodotti extraeuropei che raggiungono i nostri supermercati.
I paesi europei hanno soddisfatto tutti i requisiti relativi alla presenza di farmaci veterinari, medicinali utilizzati negli allevamenti, come anabolizzanti e antibiotici, per combattere le infezioni degli animali. Questi farmaci, però, possono dare origine a effetti nocivi per la nostra salute, oltre che a inquinare l’ambiente. L’impiego eccessivo di farmaci ad azione antibatterica in ambito zootecnico è collegato anche al fenomeno dell’antibiotico resistenza.
I dati che emergono dall’indagine di EFSA sono rassicuranti, grazie a maggiori controlli da parte delle autorità. Rispetto a solo dieci anni fa, la percentuale di tracce di farmaci veterinari è diminuita progressivamente, sia per i farmaci antibatterici che per altre sostanze, come gli antinfiammatori non steroidei o i contaminanti ambientali.
Gli alimenti che consumiamo possono essere contaminati da farmaci e da pesticidi, ai quali gli animali stessi sono esposti. L’Unione Europea dunque si conferma sicura e rispettosa delle regole, visto che la percentuale di alimenti considerata non conforme è dello 0,18%, vale a dire qualche centinaio di campioni rispetto agli oltre 550 mila campioni analizzati. Un risultato complessivamente virtuoso, anche se non bisogna abbassare la guardia.
In Italia i livelli di contaminazione sono risultati tra i minori in tutta Europa, con lo 0,7% degli alimenti risultati non conformi alle leggi. Un risultato eccellente, che conferma la grande qualità del prodotto italiano e una certa attenzione alla sicurezza alimentare. È importante cercare di evitare di consumare prodotti di origine sconosciuta, soprattutto se proveniente da oltre i confini europei, dove tracce di pesticidi e di farmaci sono in qualità elevate.
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